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Kilimangiaro e Malaga: ecco dove mi ha portato la mia grande passione!

Ho cominciato questo sport, poi diventato passione, quando avevo circa 12 anni, andando inizialmente quasi per passatempo e senza impegno per sgranchire un po’ il corpo. Poi poco alla volta, la passione per la pallavolo è cominciata ad affiorare e ad impossessarsi di me, merito forse anche degli allenatori che hanno saputo accogliermi e delle mie compagne di squadra. Ero molto coinvolta e giocavo a livello agonistico con discreto successo. Era sempre con grande entusiasmo che ci si preparava alle varie gare in giro per l’Italia.

Poi ci fu la parentesi del trapianto che ho superato brillantemente, dato che dopo il primo periodo di stretta osservazione e controlli clinici e soprattutto con l’ok del Centro di Bologna, ho potuto riprendere il livello agonistico con più determinazione di prima.

Lo sport è bello, è bello praticarlo in squadra poiché la fatica e l’impegno atletico si sopportano meglio, è bello condividere ansie, gioie.

Quando si è presentata l’opportunità dei giochi di Malaga a giugno 2017 e della prova al Kilimangiaro prima, un entusiasmo immenso mi ha elettrizzato.

Proprio io, che sono stata molto male, che non avevo fiato, con prospettiva di vita sportiva praticamente azzerata! Non potevo credere che avrei affrontato questa prova e mi pareva di vivere in un mondo irreale.

Ringrazierò per sempre la persona a me sconosciuta e i medici e chirurghi che mi hanno ridato la vita! Non vi dimenticherò mai.

Sì, perché la vita è preziosa e piena di sorprese, mai arrendersi, mai accontentarsi, sempre lottare e ancora lottare!

Il sole sempre risplende dopo la tempesta.

Ricordo i preparativi con l’avvicinarsi della partenza per il Kilimangiaro e per Malaga. Email, telefonate, allenamenti riempivano la mia giornata. Ero molto emozionata. Non vedevo l’ora di partire. Contavo i giorni, le ore che mancavano alla partenza.

Avevo avuto l’ok dal Centro di Bologna, ero assolutamente tranquillissima, nessuno meglio e più di loro può tranquillizzarmi. Grazie Bologna! Avete avuto ragione!

Io vivevo in uno stato di euforia, di impazienza, di ansia, come un bambino al quale è stato promesso un importante dono e che non riesce ad aspettare.

Si partiva finalmente per l’esperimento al Kilimangiaro, attrezzata di tutto punto con abbigliamento che sopporta bassissime temperature e sempre con la mia terapia post-trapianto. Treno, aereo, bus, accampamento in quota, giornate spartane, camminate e ancora camminate.

Del gruppo facevano parte pazienti trapiantati come me, gli organizzatori e naturalmente una preparatissima équipe medica che aveva il compito di monitorare costantemente i nostri parametri vitali. Momenti unici, meravigliosi, indelebili e uno spirito di condivisione fantastico! Un sogno meraviglioso! Lassù, quasi a quota 6000 m. dove regna una quiete disarmante, dove tutto sembra così incredibilmente facile, è difficile pensare ai problemi o conflitti che attanagliano le varie etnie o i vari popoli per motivi di interesse, rivalità, religione.

Camminare, ancora camminare e scalare, scalare! I miei scarponi, forse impreparati a cotanta prova, a un certo punto mi hanno procurato antipatiche vesciche e il terzo giorno arrivava anche una storta. Pure i muscoli si lamentavano un po’ per il troppo lavoro e durante la discesa che dura diversi giorni mi sono fatta male agli alluci con infezione annessa, al punto che per un attimo ho temuto di non poter andare a Malaga.

Lo spirito però non ha mai abbassato la guardia, non mi ha mai abbandonata; anzi, mi ha spinto ancora di più e più determinata.

Sono tornata a casa più “carica” di prima. Qualche giorno per cambiare l’abbigliamento, prepararne uno estivo e fare infiniti impacchi ai muscoli. Quando il volo è partito per Malaga ero già in formissima e ansiosa come non mai.

Avevo superato il Kilimangiaro e quindi a Malaga il sogno sarebbe continuato!

Per questo evento sono confluiti pazienti-atleti da tutto il mondo: è stata un’esperienza indescrivibile grazie a un’organizzazione mondiale perfetta; la gioia di incontrare così tante persone accomunate dalla stessa passione per lo sport era contagiosa, si respirava un’atmosfera di serenità unica. Un’altra incredibile emozione! Cerimonia di apertura, riunioni, cene, incontri in un mondo senza confini e senza barriere di età, gare, applausi, cerimonia di chiusura e premiazioni… E finalmente è arrivata la nostra medaglia!

Grazie al mio donatore, grazie ai miei medici!

di Samantha Ciurluini

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