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Ho fatto la giusta scelta…

Ho 77 anni e già nel 2011 avevo cominciato a sentire le prime avvisaglie di affaticamento, mi veniva l’affanno per poco e avevo difficoltà a fare le scale. Caviglie e gambe si gonfiavano molto, ma si pensava che fosse una questione familiare, dato che anche mia mamma e mio fratello soffrivano dello stesso problema. Inoltre avevo subito ben quattro interventi per la circolazione venosa nelle gambe. Nonostante il gonfiore alle gambe non mi preoccupavo più di tanto, poichè di solito non mi spavento per nulla.

Ricordo che il medico mi prescriveva ricostituenti, integratori, vitamine, dopodiché apparentemente stavo meglio, al punto che parevo clinicamente stabilizzata.

Nel 2014 però mi capitò una forte influenza. Dopo averla curata per un mese con antibiotici, che non davano risultati positivi, e averli sostituiti con altri sperando di ottenere risultati migliori, il medico curante ammise di non sapere più cosa darmi in aggiunta alla mia terapia. La situazione generale peggiorava, il fiato cominciava a scarseggiare, al punto che venni indirizzata al Pronto Soccorso dell’Ospedale di Fivizzano. Rimasi ricoverata per quindici giorni e venni dimessa con una diagnosi di ipertensione polmonare a seguito di una embolia polmonare. I medici ammisero che non sapevano come procedere e mi consigliarono un centro specializzato nella cura dell’IP. Seguii il loro consiglio e vi andai. Qui effettuai solamente una visita a pagamento, intramoenia, senza alcun ricovero. La visita si risolse nel giro di pochi minuti: si parlò di ipertensione polmonare dovuta a più emboli, formatisi nel tempo, mi venne detto che i farmaci non servivano a nulla e che dovevo essere operata. Non mi prescrissero quindi alcuna cura specifica per l’IP e mi mandarono a casa. Avevo moltissimi dubbi sul fatto di accettare o meno la proposta dell’intervento. Scoprii poi, nel tempo, che nel mio caso ho fatto la giusta scelta, visto il trattamento a cui, in seguito, fui sottoposta a Bologna.

Inizialmente non ero dell’idea di fare l’intervento, se non dopo aver sentito almeno un altro parere qualificato, di un altro centro specializzato nell’IP. Parlai quindi col Dott. Bonetti, Cardiologo dell’Ospedale di Fivizzano, che ringrazio di cuore, al quale raccontai la mia esperienza “veloce” in quel centro per l’IP. Mi confessò di non vedermi bene, soprattutto con una pressione polmonare così alta, e mi consigliò immediatamente un altro centro, quello di Bologna. Detto fatto. Prese tutte le informazioni del caso telefonai al centro IP di Bologna e inviai i documenti richiesti. Pochissimo tempo dopo mi telefonarono e mi proposero un breve ricovero, di circa una settimana, per fare il quadro esatto della situazione. Mi sottoposero a un’infinità di esami, ero impegnata dalla mattina alla sera. Ho avuto modo di apprezzare la professionalità e la scrupolosità dei medici e sono contenta di essere arrivata qua. Mi piacquero da subito. Ho avuto modo di conoscere il Prof. Galiè, che al momento della dimissione mi disse: “Non interveniamo chirurgicamente, poiché vediamo la possibilità di risolvere il problema degli emboli con una terapia farmacologica adeguata”.

In verità anche a Bologna, la prima volta, ventilarono l’ipotesi dell’intervento chirurgico; poi optarono invece per la terapia farmacologica, convinti che avrebbe dato i suoi risultati. Mi venne spiegato che si trattava di un intervento invasivo, con diversi giorni in terapia intensiva, monitorata 24 ore su 24. Io mi rifiutai ancora.

La diagnosi fu di ipertensione polmonare dovuta a vari emboli. Mi furono prescritti due farmaci specifici, Revatio e Opsumit, oltre all’ossigeno. Dopo pochissimo tempo cominciai a vedere la differenza rispetto a prima del ricovero. Stavo meglio meglio e riuscivo anche a fare le scale, lentamente.

Ora sto bene, sono veramente contenta e mi permetto diversi lavori in casa. Essendo però dipendente dalla bombola di ossigeno, non mi fido ad allungare il tubo poiché ho paura di inciampare. Quindi i miei movimenti in casa sono abbastanza limitati. Questo mi permette di stare seduta parecchio tempo e di lavorare molto all’uncinetto.

I primi tempi dopo il ricovero i controlli sono stati ravvicinati, ora sono un po’ più distanziati. Il Prof. Galiè, gentilissimo, passa spesso in reparto con tutti i suoi collaboratori alla mattina.

Durante l’ultima visita di controllo il Dott. Palazzini non mi parlò più dell’intervento chirurgico, forse perché l’età è inesorabilmente avanzata, o perché non ce n’è più bisogno. Mi dice che le gambe non si devono gonfiare più e mi aumenta un po’ il diuretico. E comunque io mi sento bene.

Sono rimasta molto contenta del trattamento ricevuto a Bologna, dal Prof. Galiè al Dott. Palazzini, alle infermiere tutte. Sono molto bravi e io li ringrazierò sempre moltissimo.

Desidero ringraziare anche i medici dell’Ospedale di Fivizzano, Il Dott. Gerali, la Dott.ssa Boldrini, il primario Dott. Mori, unitamente a tutta l’équipe medica e infermieristica. Anche loro sono stati molto bravi nell’individuare il problema e mandarmi nel posto giusto. Quando vado per esami del sangue, porto con me tutta la documentazione di Bologna, poiché non voglio fare pasticci e capita che a volte i medici chiamino direttamente il Dott. Palazzini per chiedere delucidazioni sul mio caso. Questo mi tranquillizza ancora di più e mi convince che a Bologna sono in ottime mani.

Sono veramente contentissima delle mie condizioni.

Grazie Fivizzano. Grazie Bologna.

di Carla Barbieri

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