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Una vita di regate, poi un bel giorno…

Anno 2007. Fino ad allora sono sempre stato benissimo. Ho sempre regatato in gondola a Venezia e istruito a regatare. In gondola passavo anche otto ore al giorno. Questa è stata la mia passione per tutta una vita e lo è ancora.

A un certo punto ho iniziato a sentire una strana sensazione, come se mi venisse a mancare il fiato. Nel giro di 15 secondi mi spariva il fiato, allora dovevo rallentare o addirittura fermarmi. Il problema rientrava e ripartivo, quindi tutto appariva normale. Con tutti i medici che ho consultato e con tutti gli esami cui mi sono sottoposto, ero convinto che sarei venuto a capo del problema. Invece nulla. Le varie spirometrie, coronarografie, ECG e infiniti altri esami non avevano sentenziato nulla. Alternavo periodi di ricovero a periodi in cui stavo apparentemente bene. Dopo l’ennesimo ricovero, quando ormai mi stavano dimettendo senza una diagnosi, ho fatto presente ai medici che a casa avevo tre rampe di scale e non potevo certamente permettermi di tornare a casa in quelle condizioni, senza aver risolto il problema. Dietro mia insistenza mi richiesero un ECG sotto sforzo, che eseguii nella stessa giornata. Questo esame prevede di camminare su una pedana in movimento. Finalmente con questo esame venne fuori che qualcosa non andava! Almeno avevano trovato qualcosa: “esito embolia polmonare”: “Non preoccuparti, hai un cuore forte, ti diamo un nuovo farmaco e via. E così mi fu prescritto un farmaco per l’ipertensione arteriosa polmonare, della famiglia degli antagonisti recettoriali dell’endotelina. Questo farmaco però alterò i valori del fegato. Il mio cardiologo volle vederci chiaro e prese dei provvedimenti: si mise in contatto con i cardiologi dell’ospedale all’Angel di Venezia e insieme concordarono di farmi vedere dal Prof. Galiè a Bologna.

Siamo nel 2008. Dopo un ricovero al S. Orsola-Malpighi di 4 giorni, è arrivata la sentenza, chiara, esatta, definitiva. Il Prof. Galiè l’ultimo giorno in ospedale venne a visitarmi con la sua équipe e col Dr. Mikus, cardiochirurgo. Mi spiegarono il mio problema e mi parlarono dell’intervento di endoarterectomia. Fu sospeso immediatamente il farmaco che mi avevano prescritto a Venezia in quanto non idoneo per la mia forma di IP e potenzialmente dannoso. Io cercai di barattare l’intervento con altre pastiglie più efficaci. Il Prof molto sinceramente mi disse che, fatto ora anziché fra qualche anno, l’intervento avrebbe comportato meno rischi. Mi affidai ciecamente a lui, dato che ne avevo constatato la grande professionalità e competenza. Oggi posso dirlo: ho fatto benissimo ad affidarmi a lui! Per il primo periodo dopo l’intervento il Prof. Galiè mi voleva vedere ogni tre mesi, poi ha allungato il periodo a sei, ora vengo a Bologna ogni otto mesi. Un successone!

La stranezza di questa malattia sta nel fatto che tutto è capitato all’improvviso. Io mi sono fatto un’idea di quella che può essere stata la causa scatenante. Anni prima, a seguito di un intervento di ernia, non mi fu somministrata l’eparina (fluidificante del sangue). Quasi subito io andai a lavorare senza alcun riguardo. Non ho mai smesso di lavorare. Lì probabilmente si sono formati questi emboli che hanno poi dato origine all’ipertensione polmonare. Mi faceva un po’ male la ferita, ma in ospedale mi dicevano che era tutto normale. Quindi io continuavo il mio lavoro. Quando mi girava la testa, mi fermavo, mi sedevo, rallentavo e riprendevo.

Ancora oggi il Prof. Galiè, conoscendomi, mi consiglia di non strafare e quando comincio ad avvertire un calo di fiato, devo rallentare e fermarmi. Ora però sto bene, faccio tutto, eccetto regatare; però faccio ancora l’istruttore per otto ore al giorno per tutto l’anno. Questo sì, che è un bell’ECG da sforzo!

Il 3 giugno di quest’anno sono venuto a Bologna per un controllo e pur avendo fatto un ottimo test del cammino, sono sicuro che mi troveranno qualcosa che non va, poiché quest’anno ho veramente “strafatto”, molto di più di quello che facevo prima di scoprire l’IP. Se avessi seguito sempre alla lettera i consigli del Prof, avrei fatto ancora meglio. Ma mi accontento comunque moltissimo. Desidero ringraziare il Prof. Galiè e tutta la sua équipe, il Dr. Mikus e tutto il personale dell’ospedale per la loro bravura e umanità. Grazie a tutti per tutto.

Gian Antonio Catanzaro

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