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Associazione Ipertensione Polmonare Italiana onlus
insieme per combattere una malattia che toglie il respiro...

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Tutto iniziò con una distorsione al piede…

Cari amici AIPI, sono Leonardo Curci. Ho 42 anni e abito ad Andria (BT). Sono meccanico e ho un’officina a Barletta. Desidero raccontarvi la mia storia di come ho scoperto di avere l’Ipertensione Polmonare. Tutto iniziò il 27 agosto del 2011, quando, a seguito di una distorsione al piede sinistro, mi recai al pronto soccorso per un controllo. Il medico che mi visitò mi disse: prima di mandarla a casa, vorrei fare un’elettrocardiogramma (ECG). Nessuna obiezione da parte mia, naturalmente; ma da lì iniziò la mia odissea.

Mentre il medico eseguiva l’esame, vidi che il suo viso cambiava espressione continuamente; a un certo punto chiamò altri medici e con loro rifece l’ECG. Richiese quindi urgentemente una TAC e un’ecocardiogramma (ECO). Io capii subito che qualcosa non andava e chiesi spiegazioni. Cercarono di tranquillizzarmi, rispondendo che non c’era nulla di strano. Per me era assolutamente impossibile rimanere tranquillo, guardando i loro volti, ero sconvolto e impaurito; e come me mia moglie, anche se cercava di tranquillizzarmi. Dopo i primi esami, mia moglie chiese di sapere cosa stesse succedendo. Le risposero che sarei stato ricoverato in terapia intensiva, poiché il mio ventricolo destro era dilatato. Il sospetto era che avessi un’embolia polmonare o l’Ipertensione Polmonare. A noi è caduto il mondo addosso, mia moglie era letteralmente sconvolta. Sono rimasto ricoverato in terapia intensiva nell’ospedale di Barletta per quattro giorni. Poi mi hanno trasferito a Bari in un reparto specializzato in cardiologia. Lì avrei dovuto eseguire una coronarografia e rifare tutti gli esami, durante gli otto giorni di ricovero. L’ipotesi dell’embolia polmonare viene scartata e rimane in piedi quindi il sospetto di Ipertensione Polmonare. Quando il Dott. D’Agostino, bravissimo primario, ci ha spiegato in cosa consisteva la malattia e in che modo sarebbe cambiata la mia vita da quel giorno, non riuscivo a crederci. Continuavo a chiedermi come era stato possibile che questa cosa fosse capitata a me, dato che prima di allora non ero mai stato da un medico perché ero sempre stato bene. Ci spiegò inoltre che era una patologia rara, di cui non si conoscono le origini, che non si può intervenire chirurgicamente, ma che si può solo tenere sotto controllo con una terapia abbastanza pesante.

Tornato a casa, iniziai la terapia, ma non riuscivo a riprendere la mia vita normale. Mi preoccupai non poco. Come se questo non bastasse, a un certo punto cominciai ad avere dolori alla caviglia, al ginocchio e alle ossa. In seguito ad esami specifici fatti a Bari, mi diagnosticarono una artrite psoriasica. Anche per questa malattia sono previsti farmaci a lungo termine. Tutto sembrava peggiorare. Le mie forze cedevano, la mia mente viaggiava nelle tenebre, i miei occhi vedevano solo dolore. Mia moglie invece lottava e mi dava forza. Mi diceva che la lotta è solo una prova della vita: “Se ci credi, vincerai e la amerai di più”. Senza dirmi niente lei continuava a cercare in internet centri specializzati in Ipertensione Polmonare. Così scoprì che a Bologna ce n’era uno importante. Si mise subito in contatto con la gentilissima Emanuela, segretaria del Centro Ipertensione Polmonare, la quale mi chiese di inviarle una copia della mia cartella clinica da far vedere ai medici. Era fine novembre. Mi contattò il Dott. Palazzini e mi prenotò il ricovero per il 5 dicembre per valutare bene la situazione. Sono arrivato a Bologna dove ho avuto un’ottima accoglienza tanto da non sembrarmi un ospedale. Mi hanno rifatto tutti gli esami, hanno confermato la diagnosi, ma modificato la terapia. Per me quella degenza è stato un vero sollievo, perchè ho avuto modo di incontrare altre persone malate come me. I medici mi hanno spiegato con molta pazienza e umiltà la mia malattia e tutti mi hanno fatto capire che potevo benissimo riprendere la mia vita normale di prima. Non mi pareva vero. Mi hanno tranquillizzato molto. Ora sono sereno e ho ripreso il mio lavoro. Ringrazio Dio per avermi fatto arrivare a Bologna, dal Prof. Galiè, dal Dott. Palazzini, dalla Dott.ssa Manes e da tutta l’équipe. Tutti loro hanno la saggezza di capire che nelle loro mani affidiamo il nostro corpo e il nostro cuore. Il loro lavoro è veramente una missione. Grazie di cuore a tutti voi e anche alla Sig.ra Marzia dell’AIPI.

Leonardo Curci

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