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Associazione Ipertensione Polmonare Italiana onlus
insieme per combattere una malattia che toglie il respiro...

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Tutta Borgotaro ha fatto il tifo per me!

Salve a tutti. Nel gennaio del 2009 ero a Borgotaro, nei pressi di Parma, e stavo giocando una partita di calcio. Improvvisamente mi sono accasciato al suolo. Sul momento mi ripresi, ma solo apparentemente, perché dopo per tre mesi stetti sempre peggio. Mi portarono di corsa in ospedale, dove il Dott. Marcello Bertorelli mi consigliò un pneumologo a Fidenza (Parma). Io non lo ascoltai, anzi, gli dissi che siccome c’era il Settenario della festa del SS. Crocifisso a Cutro (Crotone), me ne andavo al mio paese. Là conoscevo il Dott. Sestito che mi visitò e mi fece la diagnosi di ipertensione polmonare. Mi portò con se al Gemelli di Roma, dove restai ricoverato una settimana per esami vari. Il Prof. Bellocci mi consigliò subito una visita dal Prof. Galiè di Bologna. Mi disse che era uno dei migliori al mondo e consigliò di non provare nemmeno a girare per altri ospedali, per trovare altre soluzioni o altri medici.

In quel periodo attraversavo momenti molto difficili sia dal punto di vista familiare che fisico per l’inattività totale cui ero costretto. Non stavo bene, non riuscivo più a fare quello che facevo prima. Questa idea mi dava molto fastidio. Volevo fare, andare, ma ero bloccato e non potevo fare nulla. A maggio del 2009 venni ricoverato all’Ospedale S. Orsola-Malpighi di Bologna per un settimana. Mi fecero analisi di ogni genere e dopo un cateterismo cardiaco la diagnosi di IP fu definitivamente confermata. Mi dimisero con una terapia da seguire. Scoprirono che la mia forma di IP è ereditaria, infatti mia zia e mio cugino erano morti per questa stessa malattia. Dopo una settimana di farmaci ero riuscito a fare 600 metri! Stavo molto meglio, riuscivo a fare le scale, andare al lavoro e condurre una vita praticamente normale. Le mie preoccupazioni erano sparite da quando avevo conosciuto il Prof. Galiè. Ero tranquillo.

Poco alla volta però la malattia progrediva… Nel luglio 2010 il Prof. Galiè e il Dott. Palazzini mi consigliarono di iniziare una terapia con pompa a infusione e Flolan. Il Dott. Palazzini mi portò a parlare con una paziente già in cura con il Flolan, che mi diede alcune informazioni che sono successivamente risultate un po’ inesatte. Mi spaventai molto all’idea del Flolan e non tornai più in ospedale per quattro mesi. Andai invece a Parigi a Disneyland a divertirmi… Il Dott. Palazzini e la Dott.ssa Manes non sentendomi più cominciarono a chiamarmi, con molta pazienza, ma io continuavo a rispondere alle loro telefonate dicendo che non volevo mettere la pompa. Tornai a Bologna per una visita e i metri si erano ridotti da 400 a 100 e stavo per morire al test dei 6 minuti. Io non volevo quella pompa, avevo fatto un ragionamento mio, avevo capito male e mi chiedevo: se non hanno fatto niente i farmaci, perché ne devono aggiungere un altro? A quel punto la Dott.ssa Manes mi disse: “Pensa a tuo figlio!” Anche il Dott. Palazzini mi disse: “Fallo per lui!” Io restai della mia idea, ma continuai a pensare a quello che mi avevano detto, in silenzio dentro di me. Poi arrivò il Prof. Galiè che mi fece riflettere, mi disse che le cure restavano perché il Flolan si sarebbe andato ad aggiungere alle altre terapie; infine mi disse con una voce molto ferma: “O pompa o te ne vai da qui! Non ci sono altre cure e ti garantisco che fra tre mesi può essere la fine! Però prima mi dici chi ti ha detto che non occorre la pompa”. In verità un medico (incompetente, ora posso dirlo) mi aveva detto: no pompa, ma trapianto! Il Prof. pazientemente mi spiegò che prima del trapianto occorre avere provato tutte le possibili terapie, compresa quella più “aggressiva”, il Flolan, appunto, e che avrei potuto trarne molti benefici.

Alla fine accettai il Flolan e rimasi una settimana a Bologna per imparare a gestirlo. Ci ho messo mezz’ora a imparare e avevo capito tutto; venni quindi dimesso con i farmaci di prima e in più il Flolan. Stetti subito meglio e iniziai a fare di tutto: ho organizzato gite a Medjugorje, ho scalato la montagna del Krizevac fino alla Croce Bianca a 520 metri di altezza su una roccia semi a piombo. Ho aiutato un ragazzo non udente e non vedente (portato da me a Medjugorje) e insieme a sua sorella lo abbiamo trascinato sulla montagna Croce Blu per l’apparizione della Madonna. Quando sono arrivato in cima non credevo a quello che avevo fatto!

Il 24 giugno 2012 per la prima volta ho organizzato insieme agli amici e al parroco della parrocchia di S. Rocco a Borgotaro (Parma) la festa del SS. Crocifisso e con un amico ho realizzato una copia del quadro della Sacra Immagine. Tutto questo in compagnia del mio Flolan! Quando lo raccontai al Prof. durante uno dei controlli lui fece finta di non capire o di non sentire.

La situazione purtroppo con il tempo è peggiorata e nel gennaio 2013 fui ricoverato per lo screening pre-trapianto. Fui messo in lista ufficialmente l’8 aprile. I primi di giugno feci un sogno premonitore (veramente, non scherzo!). Sognai Gesù che mi diceva che avrei ricevuto i polmoni da un Angelo (il Donatore) e gli Angeli (i Medici), mi avrebbero aiutato. La seconda notte sognai la Resurrezione. In paese tutti mi presero un po’ in giro per questi sogni! Cominciai a raccontare in paese che il 18 giugno, prima che finisse la festa, io sarei stato trapiantato. Il 15 giugno abbiamo realizzato la processione della festa del SS. Crocifisso a Borgotaro. Il 17 giugno chiesi a mia moglie di preparare la valigia “perché domani mi chiamano”. Il 18 giugno 2013 per tutto il giorno stetti sulle spine. Prima che finisse la festa, alle ore 18,30, il Dott. Dell’Amore mi chiamò dalla Cardiologia del S. Orsola-Malpighi e mi disse di aver già parlato col Prof. Galiè: “Vieni subito a Bologna, c’è un organo per te. Ti aspettiamo”. Tutto Borgotaro scoppiò in lacrime, non so se per paura o per apprensione, per incredulità o per contentezza, veramente una scena incredibile! Don Primo, il parroco, commosso, andò sul podio e diede l’annuncio al microfono, facendo delle preghiere per me. Lo sapevo, glielo avevo detto che il 18 mi avrebbero chiamato!

Entrai in sala operatoria ridendo e scherzando con medici e infermieri. L’intervento durò dodici ore, poi mi misero in terapia intensiva. Per sei giorni sono rimasto addormentato o in dormiveglia, molto intontito. Quando ho finalmente aperto gli occhi la prima persona che ho visto è stato il Prof. Galiè, ma non l’ho riconosciuto. Mi chiese: “Ma come non mi riconosci”? Si abbassò la mascherina e io scoppiai a piangere.

Gli dissi che era proprio un “Nazzareno”. In reparto iniziai la riabilitazione, fui trattato come una “bomboniera” grazie alle attenzioni di medici, infermieri e fisioterapisti. La mia vita è poi ricominciata, senza Flolan, con meno farmaci (a parte quelli anti rigetto) e senza Coumadin (l’anti-coagulante).

Desidero consigliare a chi non vuole mettere la pompa di contattarmi che gliene dico io quattro! Si può fare quasi tutto. Bisogna ascoltare il Prof. Galiè e coloro che lavorano con lui: hanno tanta esperienza per portarci sulla via giusta! Non andate in altri ospedali, fermatevi al S. Orsola-Malpighi! Ringrazio il Prof. Galiè per tutto quello che ha fatto per me e per avermi sopportato, ringrazio i medici Manes, Palazzini, Mazzanti, Conficoni, Bacchetti, i cardiochirurghi Dell’Amore, Pastore, Rocca ecc. Gli infermieri della CEC, la fisioterapista Marta, gli infermieri: Angela, Fiammetta, Ambra, Emilia, Stefania, Luana, Giusy, Romina, Vito, Eugenio, Stefano e scusate se ne dimentico qualcuno. Ancora grazie al Prof. Galiè e a tutta la sua équipe medica, grazie a Dio che mi ha messo nelle mani di questi angeli…

Salvatore Lamanna

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