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Associazione Ipertensione Polmonare Italiana onlus
insieme per combattere una malattia che toglie il respiro...

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Prima scalavo le montagne!

Sono un paziente della classe 1950 affetto da ipertensione polmonare idiopatica, in cura presso l’ospedale S. Orsola-Malpighi di Bologna. Credo che la mia malattia sia legata al fumo, al sovrappeso e, di conseguenza, alle apnee durante il sonno.

Da giovane, durante il servizio militare, ho marciato moltissimo. Come artigliere alpino ho attraversato tutte le Dolomiti dalle Tre Cime di Lavaredo  allo Sciliar di Bolzano. Come ufficiale ero il primo della mia batteria e in marcia non facevo fatica a scalare le montagne e attraversare i ghiacciai.

Poi ho intrapreso l’attività lavorativa. Il mio lavoro consisteva nel programmare e seguire la produzione di elettropompe idrauliche. Sebbene fosse un lavoro molto sedentario, quando potevo mi concedevo  qualche camminata per cercare funghi o semplicemente per ammirare il paesaggio.

Purtroppo negli anni ’90 ho cominciato a sentire che in quota più alta (1.700-2.000 m) mi mancava il fiato. Iniziai a ridurre così le passeggiate e decisi di farmi vedere dal mio medico il quale mi prescrisse dei medicinali per rallentare il battito del cuore e per abbassare la pressione sanguigna. Negli esami del sangue era presente un valore di ematocrito molto alto.

Nel frattempo ho conosciuto una persona, che si chiama Angela, del Brasile, che cercava le origini dei suoi antenati in internet. Questa persona è arrivata a me perché abbiamo lo stesso cognome. È cominciata così una amicizia e nel 2008 lei è venuta in Italia per approfondire lo studio della lingua e della cultura italiana. Dopo il periodo di studio venne a conoscere la mia famiglia e la città dove abitavo.

Qualche mese dopo fui io andare in Brasile per conoscere la sua famiglia. In quel periodo ci eravamo sistemati per qualche giorno in casa sua al lago, dove io condividevo una camera con suo fratello e suo cognato. Loro le confidarono di aver avuto paura durante la notte perché russavo fortissimo e mi agitavo continuamente.

Angela mi consigliava sempre di smettere di fumare e di cercare un dottore per farmi fare l’esame del sonno. Fino al momento in cui si scoprì che il mio cuore era aumentato di dimensione. Cominciò così una terapia di salassi. Mi prelevavano 600 ml di sangue ogni tre mesi.

La mia condizione continuava a peggiorare, facevo fatica a salire cinque gradini o fare 50 metri in leggera salita.

L’amicizia intanto con Angela si era trasformata in amore e la mia futura moglie non faceva altro che preoccuparsi per me. Venne a trovarmi in Italia nel 2010 e durante i mesi passati assieme sono riuscito a non fumare. Inoltre lei vedeva che di notte, ogni 9 secondi, era come se prendessi una scossa elettrica in tutto il corpo, che faceva tremare il letto. Era la prova che durante il sonno non riuscivo a respirare bene ed era come se mi mancasse l’ossigeno. Il mio corpo cercava in qualche modo di rimediare e mi svegliava per favorire la respirazione.

Purtroppo lei dovette tornare in Brasile per preparare le carte per il matrimonio e durante questo periodo solitario ripresi a fumare qualche sigaretta. Non miglioravo per niente, anzi continuavo a peggiorare. Mi venne un’emorragia dalla bocca per la quale mi ricoverarono nell’ospedale di Arco.

Lì mi fecero moltissimi esami incluso quello del sonno e scoprirono che durante la notte andavo in apnea. Mi prescrissero quindi l’ossigenoterapia 24 ore su 24.

Nel contempo i dottori di Arco si misero in contatto con il Dott. Fausto Rizzonelli dell’Ospedale di Trento, dove un mese dopo venni ricoverato per approfondimenti. Lì mi sottoposero a diversi esami, tra cui la scintigrafia con il sospetto che la malattia fosse l’ipertensione polmonare. Si misero quindi in contatto con l’Ospedale di Bologna e precisamente con il Prof. Nazzareno Galiè, il quale consigliò il mio trasferimento per ulteriori esami.

Dopo aver confermato la diagnosi, mi proposero di far parte di uno studio dove venivano testate due medicine in combinazione: Tadalafil e Ambrisentan. Io accettai volentieri (si tratta dello studio clinico Ambition, vedi relazione del Prof. Galiè a pagina 23 e 24, ndr).

Mia moglie, che era in Brasile, molto preoccupata decise di raggiungermi il più presto possibile.

Con i nuovi farmaci per l’ipertensione polmonare, con tantissimo affetto da parte di mia moglie, assieme a un’alimentazione più sana, a camminate quotidiane e senza il vizio del fumo, cominciai a riprendermi la mia salute.

A settembre del 2011 ci siamo sposati e con lei ora vedo che posso condurre una vita normale. Oggi mi trovo benissimo, siamo andati alcune volte in Brasile e abbiamo fatto molte gite.

Tutti gli esami di controllo mensili continuano a dare un risultato eccellente. Non faccio più fatica a salire le scale e nel test del cammino riesco a fare 600 metri in 6 minuti. Una vittoria!

La bombola di ossigeno non la uso più. Uso solo il concentratore con il ventilatore C-PAP durante la notte.

Voglio ringraziare in primo luogo mia moglie che sta sempre attenta alla mia salute, le strutture sanitarie, i dottori, gli infermieri che mi seguono con molta attenzione, scrupolo e professionalità.

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