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Mi dicono: “C’è qualcosa che non va!”

Tutto iniziò nel 2008. Non mi sentivo bene, facevo fatica a fare tutto, a camminare, non parliamo di fare le scale… anche se in casa le dovevo fare per forza. Non riuscivo a sollevare la scopa per pulire i pavimenti. Però mi vestivo da sola e facevo da mangiare. Avevo dolori al petto. Ringrazio mio marito per avermi sempre aiutato durante questo brutto periodo.

Gli esami medici che mi prescrivevano, secondo i medici andavano bene, quindi concludevano che ero “solo obesa”.

Continuavo ad andare al pronto soccorso. Il mio medico di base mi prescriveva pastiglie per abbassare la pressione, quella che si prova al braccio, per intendersi, avevo spesso mal di testa. Allora mi cambiava pastiglie, ma io non miglioravo. Anzi si mostrava infastidito per il fatto che spesso mi recassi da lui. Decisi allora di cambiare il medico di base e la nuova dottoressa mi mandò dal cardiologo. Dopo un’ecocardiogramma e una visita specialistica, mi risposero che ero semplicemente obesa. Ma io vedevo persone più grasse di me camminare tranquillamente e a non doversi fermare per respirare come facevo io. Quindi non era quella la risposta giusta. Intanto il tempo, gli anni passavano e io non miglioravo.

Un giorno mentre ero al lavoro come badante, mi sono sentita svenire. Una volta a casa, ho chiesto a mio marito di portarmi al Pronto Soccorso. Qui mi hanno subito detto che non avevano un centro cardiologico e hanno richiesto una visita urgente che ho fatto al più presto assieme a un altro eco-cardiogramma. La risposta è stata: “C’è qualcosa che non va, forse un’embolia polmonare”. A quel punto mi hanno inviato all’ospedale di Legnago dove sono rimasta ricoverata per tre settimane. Mi hanno fatto tutti gli esami che ritenevano utili, avanzando il sospetto di Ipertensione Arteriosa Polmonare.

Alla dimissione il sospetto si è trasformato in certezza e mi hanno prescritto un farmaco specifico per la IAP. La Dott.ssa Guarise che mi ha seguito in ospedale e che desidero ringraziare, ha ritenuto però utile una visita all’ospedale S. Orsola-Malpighi dove mi ha detto esserci un centro altamente specializzato. Ha telefonato personalmente e il ricovero è stato programmato a Bologna per il marzo 2011. Sono rimasta ricoverata due settimane, durante le quali mi hanno fatto di tutto. Qui ho conosciuto il Prof. Galiè e la Dott.ssa Manes che ringrazio infinitamente.

Dopo i loro esami più mirati e più specifici, mi hanno trovato responder (vedi scheda tecnica a lato) e questa è stata una gran bella notizia, rispondevo bene alle cure! Mi hanno modificato la terapia, ora sta prendendo l’Adalat (un calcioantagonista) un diuretico e l’anticoagulante. Con le cure più indicate al mio caso sto molto molto meglio, e vado a Bologna ogni 6 mesi – da sola – per i miei controlli. Questo mi pare un gran successo, mi sento un’altra persona.

Quando si è convinti che qualcosa non va, bisogna insistere, come ho fatto io, andare avanti, non accontentarsi o rassegnarsi a risultati che non risolvono nulla, anzi a volte peggiorano le condizioni di vita. Avevo ragione io! Ringrazio di cuore la dottoressa di Legnago che mi ha indirizzato al S. Orsola-Malpighi e naturalmente tutti a Bologna, dove mi hanno rimesso in piedi!

Agnes Birungi

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