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Con l’intervento tutto è andato a posto

Negli ultimi tempi del 2008 cominciavo ad affaticarmi molto facilmente, avevo l’affanno anche a fare piccole cose in casa. Le scale erano diventate impossibili, come pure i lavori domestici. Mi dovevo fermare spessissimo a prendere fiato.
Venni ricoverata all’ospedale di Mirandola per controlli, ma pneumologo e cardiologo non rilevarono nulla di strano. Tuttavia io continuavo a ritrovarmi senza fiato. Avevo i piedi gonfi e mi sentivo sempre stanca. A questo punto decisi di andare avanti così, sperando che la situazione migliorasse da sola.
Nel 2009 durante un controllo in ospedale, la Dott.ssa Bastia mi fece una ECO e scoprì che qualcosa non andava nel cuore: “Lei non deve rimanere qui, ma deve andare a Bologna al più presto!” Restai allibita e chiesi perché mai avrei dovuto andare a Bologna, anche se il S. Orsola-Malpighi dista poche decine di chilometri da casa mia. La Dott.ssa Bastia mi informò che quello era un centro di altissima specializzazione e che del mio caso ne avrebbe parlato col Prof. Bompani. Mi disse che mi avrebbero richiamato in seguito per un controllo. Così è stato. Mi rifecero di nuovo tutti gli esami e di nuovo un’altra ECO. A questo punto anche il Prof. Bompani consigliò il ricovero a Bologna, nel Centro di Ipertensione Polmonare. Anche mia nipote Ambra Bulgarelli, cardiologa al S. Orsola-Malpighi, mi consigliò vivamente la stessa soluzione. A questo punto non avevo più scelta e mi convinsero ad andare in ospedale.
Pensai che se mi avevano consigliato nello stesso senso ben tre medici, non potevano sbagliare tutti e tre!
Inizio 2010. Durante i sette giorni di ricovero a Bologna mi rivoltarono come un calzino. La diagnosi era cuore polmonare cronico tromboembolico (CPCTE). Incontrai il Prof. Galiè che mi disse molto semplicemente: “Se non operiamo, lei ha tre mesi di vita”. Rimasi incredula. Uscii pensierosa, perplessa, ma almeno con una diagnosi certa.
Entrai in lista di attesa per l’intervento. Cardiologi, cardiochirurghi e anestesisti si sarebbero incontrati per discutere il mio caso e fissare per me il giorno dell’intervento.
Il 21 luglio 2010 il Prof. Mikus, altro luminare del S. Orsola-Malpighi assieme al Prof. Galiè, portarono brillantemente a termine l’operazione. Il problema era risolto!
Ricordo che durante la degenza in cardiochirurgia il Prof. Galiè era venuto costantemente a trovarmi per seguire personalmente da vicino le mie condizioni di recupero. Da allora sto benissimo, ho ripreso a fare tutto quello che facevo prima del 2008 e proseguo la terapia col solo Coumadin. Sono stata anche in crociera col permesso del Dott. Palazzini e forse in questa occasione ho preso qualche chilo. Ora però sul peso guadagnato i medici sono molto severi e se prima mi hanno perdonato per la crociera, ora non ci pensano nemmeno a lasciare passare una seconda volta. Anzi mi dicono: “Deve controllarsi, non possiamo rischiare di dover rifare l’intervento”.
Inizialmente dopo l’intervento i controlli erano ravvicinati, poi semestrali, ora vado ogni 8 mesi. Sto bene. Sono stabilizzata e i medici sono molto fiduciosi e contenti del post intervento.
Chi soffre di affaticamento senza apparente motivo, non deve pensare solo al cuore: infatti nel mio caso il problema stava nei polmoni e lo sforzo per respirare aveva dilatato il cuore destro, compensando la fatica. Quindi si era danneggiato anche il cuore. Con l’intervento ai polmoni, tutto è andato a posto.
Non posso che ringraziare tutti, dai medici dell’Ospedale di Mirandola, al Prof Galiè che mi ha messo nelle mani giuste, al Prof. Mikus che mi ha operato, al Dott. Pastore anestesista, al Dott. Palazzini che continua a controllarmi e a tutto lo staff del Prof. Galiè, tutti gli infermieri e i fisioterapisti del S. Orsola-Malpighi che ho conosciuto. Sono davvero eccezionali.
Grazie veramente col cuore!

di Maria Rosa Giubertoni

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