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Con la grazia di Dio ora sono qua e ho 72 anni

1983. A 40 anni nasce la mia terza figlia con parto cesareo. Ho subito iniziato a sentirmi molto stanca, dovendo fare tutto io in casa e con altri due figli da accudire. Mio marito non poteva aiutarmi perché lavorava fuori. Tutto il peso della famiglia era su di me, anzi me lo facevano continuamente notare, spronandomi a reagire e credendo di incoraggiarmi. Invece mi deprimevano sempre più.
Dopo circa due anni portai mia figlia dal pediatra per una visita di controllo e gli confessai che non stavo bene. Ero anche molto ingrassata. Mi consigliò di andare da un dietologo presso l’Ospedale Piemonte di Messina. Dopo diversi esami, tra cui quelli per la tiroide e per il diabete, inizialmente mi prescrisse una cura per alzare un po’ la pressione dato che era sempre molto bassa. Mi consigliò anche di dimagrire, aiutandomi con l’alimentazione, dicendomi: “Stai bene, non hai nessuna patologia”.
Cominciai a migliorare e a sentirmi più in forza, facevo i lavori di casa, accompagnavo a scuola i miei tre figli, andavo a fare la spesa, salivo le scale apparentemente senza alcun problema.
Il primo mese di cura dimagrante persi 5 kg, il secondo altri 5 e alla fine del terzo ero dimagrita di oltre 17 kg. Mi vedevo migliorata e mi sforzavo di sentirmi felice. Però c’era qualcosa in me che mi faceva sentire triste. Nel frattempo ci trasferimmo a Ravenna per il lavoro di mio marito.
Io continuavo con le pastiglie di Ponderal che mi aveva inizialmente prescritto il dietologo di Messina e che mi avevano fatto dimagrire. Terminato il farmaco, mi recai dal mio nuovo medico di base a Ravenna e gli raccontai la mia storia. Intanto senza pillole iniziai a ingrassare nuovamente. Dopo due anni salivo le scale a fatica e quello che facevo prima d’ora era diventato un problema. Non riuscivo nemmeno più a portare in casa le borse della spesa.
All’ospedale di Ravenna consigliarono un bypass gastrico, mi misero in lista, ma per otto mesi non venni chiamata. Il mio medico di base allora decise di mandarmi al S. Orsola-Malpighi di Bologna per una visita dietologica. Mi fecero il palloncino gastrico e restai ricoverata tre giorni. Fu qui che si accorsero che c’era qualcosa che non andava.
1996. Mi consigliarono una visita cardiologica e fu in quell’occasione che incontrai il Prof. Galiè che all’epoca era ancora dottore. Mi visitò e mi disse: “Ora ci pensiamo noi a vedere di cosa si tratta”. Restai ricoverata un mese per una quantità infinita di esami. Alle dimissione venne fatta la diagnosi di ipertensione polmonare. Inoltre il Dott. Galiè mi disse che quelle pillole dimagranti, il Ponderal, mi avevano fatto malissimo (si scoprirà poi nel corso del tempo e con approfondimenti scientifici che le cure dimagranti sviluppano ipertensione polmonare ndr) e mi avevano indotto l’ipertensione polmonare.
“Agata, lei ha una spada di Damocle sulle spalle!”, mi disse Galiè. Urinavo poco e di un colore nero. Non riuscivo nemmeno a stare in piedi. Non parliamo di camminare! Da allora sono in cura al S. Orsola-Malpighi sotto la guida del Prof. Galiè con Tracleer, Adcirca, Coumadin, Lasix, Zyloric, Pantorc, Inegy, cardioaspirina e ossigenoterapia.
Ricordo che all’inizio i controlli in cardiologia erano molto ravvicinati, circa uno ogni dieci giorni; poi dopo diversi anni si sono diradati. In occasione di un peggioramento, mi hanno fatto anche un’angioplastica, poiché con una coronarografia hanno visto che c’era un’arteria molto ristretta. Ho continuato a fare molti esami per molto tempo tra cui anche TAC e RM.
Da circa tre anni vado a Bologna in Cardiologia due-tre volte all’anno per i controlli e sono stabile.
Nel maggio 2015 in occasione di una visita, chiesi al Dott. Palazzini se potevo andare a Messina a trovare mio figlio. Partii contenta, ma all’aeroporto di Catania non c’era l’ossigeno. A casa in città per fortuna lo trovai, ma nella casa al mare di mio figlio mancava di nuovo il bombolone. Quindi purtroppo ho alternato periodi con e senza ossigeno che hanno avuto spiacevoli conseguenze. Durante il viaggio aereo di ritorno non mi sono sentita bene e mio marito ha chiesto alla hostess di potermi dare l’ossigeno. Mi aprirono il soffione che arriva dal soffitto, ma era freddo, mi congelò la faccia. Quindi lo spensero. Una volta scesa dall’aereo non riuscivo a camminare, mi dovevo appoggiare a tutto, mio marito quasi mi dovette trascinare fuori: ero confusa, non capivo quasi nulla. Rimanere senza ossigeno è drammatico! Fuori mio figlio mi aspettava con l’ossigeno e subito la situazione è migliorata.
Fortunatamente a Bologna hanno capito il mio problema e sono rinata grazie al Prof. Galiè. Se penso a come ero combinata prima di arrivare da loro… ero perduta! Ma con la grazia di Dio ora sono qua e ho 72 anni. Mi sento più viva, in forza. Prima ero ammalata e nessuno mi capiva, la vita non mi dava più nulla, ero molto depressa. Quando penso che sono stata per 19 anni con tutti quei guai, quasi non posso crederci.
Il Prof. Galiè mi ha dato coraggio, lui è più di un padre di famiglia che dà consigli ai figli, è umano, molto preparato. Ricordo che diceva: “Non ti preoccupare per il palloncino, vedrai che dimagrirai ugualmente”.
Se sono viva è perché ci siamo trasferiti a Ravenna e da Ravenna mi hanno mandato a Bologna. Grazie infinite Prof. Galiè, alla sua équipe e a tutto il S. Orsola-Malpighi.

di Agata Accardi

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