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Associazione Ipertensione Polmonare Italiana onlus
insieme per combattere una malattia che toglie il respiro...

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Il profumo della primavera

Salve a tutti, sono Franco, ho 75 anni, vi scrivo dalla provincia di Venezia e ho pensato di raccontare a tutti voi la mia storia. Tutto cominciò un giorno… quell’odore di chiuso, porte che si aprono, porte che si chiudono, urgenze, pianti, la fretta di chi non può più aspettare, questo è ciò che sento, ciò che vivo da almeno cinque anni. Quel profumo di primavera che non avrei mai smesso di respirare, quell’odore di casa all’ora di pranzo e il cielo di un celeste intenso, che non smetterei mai di guardare, che mai riuscirei a odiare.

Così tutto iniziò. Una giornata perfetta per vivere. Una giornata ancora più perfetta per scoprire qualcosa dentro di me, qualcosa che non volevo sapere, che da quel momento in poi avrei odiato avere.

Quel qualcosa che non mi avrebbe più fatto respirare bene quell’aria di primavera che tanto amavo, qualcosa che non mi avrebbe fatto più salire le scale normalmente, qualcosa che avrebbe cambiato la mia vita per sempre, o almeno fino a quando non sarebbe tutto finito, al limite della vita, precipitando nell’imprevedibile realtà della morte.

Una mattina qualunque, in una bella giornata uscii per fare la spesa, ma diversamente dal solito sentii d’un tratto una fitta molto forte al petto, tale da farmi mancare il respiro. Questa situazione, con il passare del tempo, diventò per me pesante e preoccupante, ma tutti, compreso il mio medico di base, continuavano a dirmi che dovevo dimagrire e che i miei disagi erano causati dal mio eccesso di peso. Così decisi di prendere appuntamento da un dietologo e iniziare una dieta. Accadde però una cosa strana: nonostante il mio peso stesse diminuendo i disturbi rimanevano. e fu quello il momento in cui mi resi conto che i sintomi apparsi nel 2007 erano chiaramente dovuti a un problema non ben definito ai bronchi.

Dopo aver effettuato innumerevoli visite, il mio medico di base decise di sottopormi a una visita cardiologica specialistica nel giugno del 2008. Gli accertamenti evidenziarono un atrio sinistro lievemente dilatato e l’aorta ascendente ai limiti superiori della norma con cuspidi ispessite, ispessiti i lembi mitralici e sclerosi dell’anolus mitralico. E l’esito che derivò dagli accertamenti fu: diagnosi di ipertensione polmonare severa con insufficienza tricuspidale moderata discreta… parole di difficile comprensione per chi le sente per la prima volta, ma che ora, entrate nella mia quotidianità, sono diventate usuali.

Per accertamenti più approfonditi e per trovare una soluzione al mio problema mi venne consigliato di rivolgermi all’Ospedale S. Orsola-Malpighi di Bologna, dal Prof. Galiè, il quale per la prima volta mi visitò il 28 giugno 2008 e in seguito mi tenne sotto osservazione per una settimana lì a Bologna per effettuare una serie di esami e accertamenti.

Dopo gli accertamenti iniziai a prendere il Revatio e successivamente venni ricoverato presso la struttura ospedaliera il 5 luglio del 2008 dove iniziò per me un calvario di esami medici continui, per individuare quella che avrebbe potuto essere la causa del mio problema.

Poi, tornai a casa e iniziai a utilizzare l’ossigeno 24 ore su 24. Per me fu un duro colpo, non avrei mai immaginato potesse accadermi una cosa simile.

Il 30 gennaio 2009 dopo una visita di controllo, mi venne proposta un’operazione importante e rischiosa dal Dott. Palazzini che seguiva il mio caso e dal Prof. Mikus, responsabile dell’intervento chirurgico. A questo punto mi trovai di fronte a un bivio, in quel momento avrei dovuto scegliere se farmi operare oppure continuare a tenere l’ossigeno, però con il rischio di complicanze e rischi per la mia vita. Dopo aver ricevuto questa notizia mi consultai con mio figlio, che mi aveva accompagnato alla visita, per avere anche un suo parere in merito. Forse non me la sentivo di prendere questa decisione da solo, perché se non fosse andato tutto per il verso giusto non sarei stato qui a raccontare la mia storia e non avrei dato l’opportunità ai miei cari di dare la loro opinione. Volevo rendere partecipi anche loro di questa decisione così importante.

Mio figlio allora mi disse: “Papà io non posso dirti cosa fare della tua vita, è una decisione importante che spetta soprattutto a te e la mamma. Però posso dirti cosa farei io se mi trovassi nella tua situazione e io ti posso dire che farei l’intervento”. A questo punto rientrammo a casa e ne parlai con mia moglie e con le mie figlie, dopodiché presi la decisione di affrontare l’operazione.

Mi ricoverarono nuovamente il 2 febbraio 2009 per prepararmi all’intervento dove però mi venne riscontrato un problema alla trachea. Il gentilissimo Dott. Palazzini chiamò mia moglie e mia figlia e spiegò loro che visto il problema riscontratomi alla trachea sarebbe stato necessario chiamare uno specialista per valutare se era opportuno o meno effettuare l’operazione.

Dopo gli accertamenti si valutò che l’operazione era possibile, questo problema ovviamente aumentò il rischio di una non riuscita dell’intervento. L’operazione si fece e io in cuor mio avevo il timore di non farcela. Però dopo 6 ore e mezza di intervento, quando poi mi risvegliai, capii che avevo vinto anche questa battaglia. Ancora oggi vengo annualmente sottoposto a controllo, però la qualità della mia vita è migliorata, avvicinandosi alla normalità.

Un ringraziamento speciale e di vero cuore va al Prof. Galiè per il quale nutro una stima profonda, al Dott. Palazzini che ha seguito costantemente la mia situazione e al Prof. Mikus che ha eseguito l’intervento con estrema professionalità, cura e attenzione. Un ringraziamento allo staff che mi ha seguito sia dal punto di vista medico, sia dal punto di vista psicologico. Un grazie di cuore alla mia famiglia che non mi ha mai lasciato solo nemmeno un istante.

Spero che per tutti coloro che leggeranno la mia storia, afflitti da malattie simili alla mia, capiscano quanto possa essere importante e preziosa la vita proprio nel momento in cui si corre il rischio di perderla, spero che tutti trovino il coraggio e la forza per vincere la loro battaglia contro la malattia.

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