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Grazie ai miei tre angeli!

Tutto è iniziato nel 2006. Stavo male e dopo vari esami mi fu detto che il mio fegato era molto grave. La causa: un’epatite contratta quando ero ragazzino che poi è peggiorata nel corso degli anni. Il medico che mi seguiva presso una nota struttura ospedaliera di Milano ritenne opportuno mettermi in lista per un trapianto. E qui iniziò il mio calvario. Nel novembre 2006 arrivò la prima chiamata per il trapianto. Alla fine non se ne fece nulla perché l’organo era inutilizzabile. Nel giugno 2007 arrivò la seconda chiamata. Venni sottoposto a tutti gli esami di routine, tra cui un cateterismo cardiaco. L’intervento venne sospeso perché mi fu riscontrata l’ipertensione polmonare! Quando mi svegliai e appresi che non si era proceduto al trapianto, rimasi molto male. Il mio spirito combattivo però non si arrese. Direttamente dall’ospedale milanese i medici presero appuntamento per una visita dal Prof. Galiè del S. Orsola-Malpighi di Bologna. A Bologna portai i risultati del cateterismo cardiaco. Tutti i valori erano sballati e quindi inattendibili. Ricordo che il Prof. Galiè si arrabbiò tantissimo: “Se non sono in grado di fare, che non facciano!”

Nel 2009 fui ricoverato all’ospedale S. Paolo e dove ho fatto delle flebo per 24 giorni, 24 ore su 24. Arrivò la terza chiamata per il trapianto e mi trasportarono nuovamente presso il Centro Trapianti dell’ospedale che mi aveva in cura. Arrivò però una persona più grave di me e ancora una volta non se ne fece nulla. Ero sconsolato, ma sempre combattivo. Tornai a casa. Poi andai Bologna per i controlli che facevo ogni tre mesi. Nel frattempo a Milano pensarono bene di togliermi dalla lista di attesa per il trapianto perché “paziente troppo a rischio”. Quando lo venne a sapere, il Prof. Galiè si arrabbiò moltissimo e, confermando la mia idoneità al trapianto, preparò una lettera per il Primario del Centro Trapianti, dove però non vollero rischiare. La diatriba continuò e in tempi successivi il Prof. Galiè scrisse loro ben quattro volte. A un certo punto arrabbiatissimo (e non vi sto a raccontare il suo livello di arrabbiatura) chiamò direttamente l’ospedale milanese. Dopo la sua telefonata mi rimisero immediatamente in lista.

Il medico che mi seguiva all’ospedale milanese mi disse che per poter effettuare il trapianto occorreva un farmaco per l’ipertensione polmonare che doveva arrivare dall’Inghilterra. Inoltre avrebbe dovuto preparare due sale operatorie per me (che privilegio!) e tenerle pronte per ogni evenienza, essendo io portatore di uno stent cardiaco. Finalmente arrivò il grande giorno della quarta chiamata! Pensai: spero sia la volta buona! Dopo dodici ore in sala operatoria, uscendo vedo i miei familiari: ce l’avevo fatta!

Dopo il trapianto la mia vita è migliorata e mi si è cambiato il mondo. Continuo con i farmaci antirigetto. Vado a Bologna per i controlli, dove mi confermano che sono migliorato molto. La mia vita è normale, faccio passeggiate di due/tre chilometri al giorno, faccio le scale, dormo bene, sono sereno e faccio tutto quello che mi va, anche se moderatamente.

Nonostante tutta la storia che ho vissuto tra Milano e Bologna, mi sento fortunato e devo ringraziare tre angeli: due a Milano che alla fine si sono arresi e si sono fidati del Prof. Galiè e uno grande, grandissimo a Bologna che li ha illuminati. Sono praticamente tre anni che non vedo più ospedali se non per i controlli di routine, sto bene nonostante le altre mie patologie (diabete, stent coronarico, cardiopatie congenite). A Milano mi avevano dato due anni e mezzo di vita prima del trapianto. Ora sono rinato, grazie alle quattro lettere cattivissime del Prof. Galiè e alla sua telefonata ai colleghi milanesi. Grazie Prof. Galiè, è tutto merito suo!

Il Revatio, unico farmaco che prendevo per l’IP, non lo prendo nemmeno più (settembre 2013). Adesso sto veramente bene. Grazie Prof. Galiè!

Andrea Basile

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